Il modulo formativo analizza l’evoluzione della cultura architettonica contemporanea attraverso una sintesi dei contributi di figure chiave e movimenti che definiscono il rapporto tra progetto, società e ambiente.
Il percorso muove da una solida base teorica basata sul confronto tra il razionalismo di Mies van der Rohe e il monumentalismo materico di Louis Kahn, evidenziando la dialettica tra lo “spazio universale” diafano e la “stanza” come unità archetipica e mnemonica, per poi traslare queste categorie nella pratica professionale odierna.
L’analisi si sposta sulla figura dell’architetto come attore sociale e politico, con un focus sul contributo di Mario Cucinella e delle reti cooperative nella gestione dei processi partecipativi; qui il progetto è inteso come uno strumento di responsabilità civile che deve superare la pura estetica per rispondere a bisogni collettivi e alla crisi climatica, valorizzando la “complicità” con il contesto naturale e il superamento dei conflitti attraverso la mediazione civica.
Infine, l’indagine si estende alla scena globale con il riconoscimento a Liu Jiakun del Premio Pritzker 2025, che sancisce la validità di una “tettonica dell’adattabilità” capace di integrare la millenaria tradizione orientale con le tecnologie del riuso, come dimostrato dall’impiego dei materiali di recupero nei territori colpiti da catastrofi.
Complessivamente, il corso propone una visione integrata in cui l’architettura non è solo costruzione fisica ma un processo umanista e fenomenologico, volto a creare spazi che siano intellegibili, sostenibili e profondamente radicati nella storia e nel senso di comunità dei territori.
Crediti Formativi: 6 Professionali
Prima lezione
Il video presenta un’analisi comparativa tra le figure di Louis Kahn e Mies van der Rohe, esplorando la dialettica tra lo spazio centrico e lo spazio universale attraverso le categorie dell’abitare privato, collettivo e pubblico. Federica Visconti approfondisce la poetica di Kahn focalizzandosi sulla stanza come unità elementare e sul muro come dispositivo di delimitazione spaziale e memoria storica, analizzando strutture compositive che evolvono dalla paratassi domestica all’ipotassi monumentale di opere come il Parlamento di Dacca. Parallelamente, Renato Capozzi esamina l’aspirazione di Mies alla chiarezza costruttiva e alla creazione di aule diafane, dove il principio del coprire e l’uso dell’acciaio trasfigurano l’eredità classica in uno spazio universale e isotropo, culminando nella Neue Nationalgalerie di Berlino. Il confronto evidenzia come entrambi i maestri, pur attraverso soluzioni materiche e formali opposte, ricerchino una sintesi razionale capace di elevare la costruzione a valore collettivo e intellegibile, offrendo un solido apparato metodologico per la comprensione del progetto architettonico contemporaneo.
Seconda lezione
Il podcast “La Merenda”, in collaborazione con la Fondazione Innovazione Urbana di Bologna, esamina le sfide contemporanee della progettazione urbana e sociale attraverso il dialogo tra l’architetto Mario Cucinella, Rita Ghedini (Legacoop Bologna) ed Erika Capasso (Fondazione Innovazione Urbana). Il discorso analizza la professione dell’architetto come una pratica intrinsecamente politica e di responsabilità civile, dove la trasformazione dello spazio fisico deve rispondere a bisogni collettivi e ambientali piuttosto che a mere logiche di profitto speculativo. Mario Cucinella sottolinea l’importanza di educare l’istinto e gestire il conflitto come elementi necessari per tradurre visioni immateriali in realtà materiali capaci di generare memorie e relazioni sociali, evidenziando come l’architettura debba essere complice dell’ambiente. Rita Ghedini integra questa prospettiva attraverso il modello cooperativo, inteso come impresa di persone che mette a sistema risorse e bisogni per garantire equità e partecipazione democratica nei processi di trasformazione urbana. Erika Capasso pone l’accento sulla necessità di processi partecipativi che capacitino i cittadini, trasformando lo spazio pubblico in bene comune attraverso la condivisione delle scelte. La discussione converge sulla critica a un’innovazione tecnologica fine a se stessa, proponendo invece un ritorno alla comprensione dei fenomeni naturali e storici per progettare città che favoriscano la qualità delle relazioni umane e la sostenibilità a lungo termine.
Terza lezione
L’episodio 247 di Arquicast analizza l’assegnazione del Premio Pritzker 2025 all’architetto cinese Liu Jiakun, evidenziando come questa scelta consolidi una tendenza della giuria verso un’architettura radicata nella cultura, nella storia e nel senso di comunità. Il dibattito, che ha visto la partecipazione della giornalista esperta di cultura cinese Márcia Karine, ha sottolineato la capacità di Jiakun di reinterpretare la tradizione classica cinese in chiave moderna, rifiutando la spettacolarizzazione visiva a favore di un approccio umanista e fenomenologico. Un elemento centrale della sua opera è la “tectonica dell’adattabilità”, esemplificata dal Rebirth Brick (mattone rinato), un materiale prodotto dai detriti dei terremoti che combina sostenibilità ambientale, memoria collettiva e valorizzazione della manodopera locale. L’analisi dei progetti, come il West Village a Chengdu e il Museo del Gruppo di Sculture in fango di Liu Wencai, rivela l’importanza dei “terzi spazi” e di una geometria pura che richiama il modernismo di Louis Kahn, pur mantenendo una sensibilità vernacolare unica. La premiazione è interpretata non solo come un riconoscimento all’eccellenza tecnica e poetica di Jiakun, ma anche come un atto di rivelazione geopolitica che invita il mondo occidentale a guardare con maggiore attenzione alla densità concettuale e alla millenaria saggezza della civiltà cinese contemporanea, superando i cliché e l’isolamento culturale. L’episodio si conclude riflettendo sulla trascendenza temporale delle opere del laureato, che riescono a mimetizzarsi nella topografia e nel tempo, offrendo una risposta critica all’urbanizzazione frenetica e industriale.
Docenti
Redazione Smart Ark Academy
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